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CACCIA NEL LAZIO, LE ASSOCIAZIONI: SCONFITTA LA POLITICA FILOVENATORIA DELLA REGIONE. ORA IL LAZIO ESEGUA L’ORDINANZA E INFORMI CON TEMPESTIVITA’ GLI INTERESSATI

07/10/2013

Stop alla caccia a tutti gli animali tranne tre specie per evitare sanzioni penali.

“Entro il 12 dicembre si provveda alle altre mancanze o sarà chiusura generale della caccia. La Regione si liberi dalla sudditanza venatoria”

L’accoglimento cautelare del ricorso di Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf da parte del Tar Lazio comporta la chiusura fino al 1°ottobre della caccia a tutte le specie di fauna tranne il coniglio, la volpe e la tortora. Dunque, niente caccia alla quaglia, al merlo, agli acquatici e a tutte le altre specie normalmente cacciabili, per evitare la violazione dell’articolo 30 della legge 157/1992 e dunque una sanzione penale.

“Si tratta, evidentemente, della sconfitta della politica filovenatoria della regione Lazio e del suo ingiustificabile atteggiamento di chiusura verso le indicazioni dell’autorità scientifica e le esigenze della natura – dichiarano Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf - Ora è necessario che la Regione dia sollecita informazione a tutti gli interessati dell’ordinanza del Tar e anzi compia un atto di responsabilità, deliberando la chiusura generale della caccia fino al 2 ottobre, per evitare confusione o atti di furbizia da parte dei cacciatori ‘disattenti’. Contemporaneamente, la Regione Lazio dovrà sin da subito adeguare il calendario venatorio, prevedendo la chiusura anticipata della stagione di caccia agli uccelli acquatici al 20 gennaio, ai tordi al 10 gennaio e alla beccaccia al 31 dicembre.

“Nella trattazione di merito del 12 dicembre – proseguono le Associazioni - ribadiremo con forza, oltre che la conferma della riduzione della stagione venatoria e la sospensione della caccia a varie specie di uccelli in sofferenza, anche l’impossibilità di cacciare nei siti della rete Natura 2000 senza un’adeguata valutazione di incidenza e anzi l’impossibilità di ogni attività di caccia in assenza del Piano Faunistico Venatorio, come di fatto accade nel Lazio.

“Ma la cosa più importante di tutte – concludono Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf - è che, finalmente, la Regione Lazio si liberi da quella sudditanza nei confronti dei cacciatori che la caratterizza da ormai troppi anni e ponga il giusto accento sulla tutela della natura, che è un valore generale nettamente prioritario rispetto a interessi di parte quale quello, ad esempio, del sempre più sparuto mondo venatorio”.



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