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CACCIA, CONCLUSA LA STAGIONE. LIPU: “QUALCHE REGIONE VIRTUOSA MA ANCORA TROPPE DEROGHE, BRACCONAGGIO E INFRAZIONI. MAGLIA NERA A SARDEGNA E LAZIO, PARZIALMENTE PROMOSSE 11 REGIONI “Dal prossimo anno azione penale più intensa contro la gestione illegittima della materia”

04/03/2012

“Ancora troppe deroghe, bracconaggio e disapplicazione della normativa a tutela degli uccelli selvatici, ma anche qualche timido segnale positivo” E’ il giudizio della LIPU-BirdLife Italia sulla stagione venatoria chiusa ieri in gran parte delle regioni italiane (salvo in Lazio e in Campania dove terminerà il 9 febbraio).
 Luci e ombre, dunque, sottolinea la LIPU, per la stagione 2011-2012: tra gli aspetti positivi, l’associazione ambientalista sottolinea il fatto che 11 Regioni italiane hanno recepito, sebbene in modo parziale, le disposizioni dell’art. 42 della legge Comunitaria 2010, che prevede misure a tutela degli uccelli selvatici come la chiusura anticipata della caccia a tordi, anatidi e beccaccia e la sospensione della cacciabilità di specie in sofferenza. Merito soprattutto delle regioni meridionali, le più attive in tal senso, con la Puglia in testa.
 Sono sette invece le Regioni che hanno completamente ignorato le nuove disposizioni di legge:  Lombardia, Liguria, Friuli Venezia-Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Sardegna e Lazio.
 La LIPU assegna la maglia nera proprio a Sardegna e Lazio, che nonostante le sentenze di Consiglio di Stato e TAR che ne bocciavano il calendario venatorio, hanno permesso il proseguo della stagione, in clamorosa violazione di giudicato. Un fatto gravissimo che ha spinto la LIPU a sporgere denuncia a Procure e Corte dei conti per perseguire penalmente i protagonisti. Una linea dura che verrà riproposta e rafforzata a partire dal prossimo anno.
 Altri capitoli negativi della stagione sono stati la caccia in deroga e il bracconaggio. Per la prima, le Regioni hanno autorizzato l’abbattimento, con deroga “per divertimento” (dunque non per danni all’agricoltura) di oltre 1 milione di animali, tra cui mezzo milione di fringuelli, oltre 400mila storni e altre decine di migliaia di esemplari tra peppole, pispole, pispoloni e frosoni.
 Materia, quella delle deroghe, che ha fatto scalpore anche nell’opinione pubblica, con la diffusione poche settimane fa, del video shock girato a Colle San Zeno, nel bresciano, pubblicato su Youtube, e il recente intervento della Commissione europea, con una nuova messa in mora per l’Italia, che ora è a un passo dalla definitiva e costosissima condanna comunitaria.
 Sul bracconaggio i fronti caldi si sono confermati il bresciano e la Sardegna, dove i volontari LIPU hanno rimosso un’enorme quantità di trappole da uccellagione disseminate nei boschi. Nel basso Sulcis, rimosse 8mila trappole per tordi, frosoni e pettirossi e denunciati sette bracconieri; nel bresciano rimossi due quintali di archetti e trappole in acciaio. Da segnalare anche i gravi episodi di bracconaggio e caccia selvaggia con decine di rapaci impallinati e ricoverati nei centri recupero LIPU, le stragi di uccelli acquatici nel Delta del Po, con l’utilizzo di apparecchiature vietate e l’”esecuzione” a bruciapelo, in mare presso Porto Ercole (GR), di un cinghiale sfuggito a una battuta di caccia sulla terraferma.
 “Salutiamo con favore i piccoli cambiamenti positivi in alcune regioni – dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU – ma deprechiamo la situazione di diffusa illegalità, spesso “legalizzata”, che ancora vive la caccia in Italia. Dalla prossima stagione intensificheremo le azioni penali avviate quest’anno contro la cattiva amministrazione della materia. E’ tempo che la parola legge diventi qualcosa di più concreto, a tutti i livelli, anche per la tutela degli animali selvatici”. 



Ufficio stampa LIPU Birdlife Italia
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