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AGRICOLTURA, I FONDI EUROPEI VINCOLATI AL RISPETTO DELL’AMBIENTE FINISCONO ANCHE A CHI LO DANNEGGIA

20/11/2009

Denuncia LIPU/BirdLife International sul malfunzionamento della “condizionalità”: “Serve riforma urgente della Politica Agricola Comune”
“L’Unione Europea continua a erogare ingenti risorse anche agli agricoltori che causano danni ambientali, anziché premiare un’agricoltura sostenibile e rispettosa dell’ambiente”. La denuncia è della LIPU e di BirdLife International in un rapporto europeo sulla “condizionalità” - l’insieme cioè di norme che nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC) vincolano l’erogazione di fondi al rispetto di standard ambientali minimi - e il suo ruolo per la tutela della biodiversità.
Pur rappresentando un importante miglioramento nel tempo della Politica Agricola Comune – denunciano LIPU e BirdLife International – la “condizionalità” è ancora lontana dal sostenere concretamente la tutela della biodiversità. Lo studio evidenzia come la PAC non è in linea con i principi di efficienza ed efficacia che devono applicarsi alla spesa pubblica dell’Unione europea: questo perché 31 miliardi di euro vengono ogni anno erogati agli agricoltori europei senza preoccuparsi più di tanto di fissare obiettivi chiari e meccanismi per la valutazione dei risultati conseguiti.
Con l’esito che troppi agricoltori continuano a inquinare e nello stesso tempo continuano a intascarsi i fondi della PAC senza rispettare l’ambiente.
“Lo aveva già affermato un rapporto della Corte dei Conti del 2008: in caso di infrazione della condizionalità – spiega Ariel Brunner, Responsabile Politiche Agricole di BirdLife Europa – il sistema di riduzione dei sussidi è debole e spesso inapplicato. Numerosi casi di infrazione intenzionale alle regole sono considerati frutto di semplice negligenza, con il risultato che i sussidi sono ridotti in maniera irrisoria. Altro che il principio “chi inquina paga”: a venir ricompensato è proprio chi inquina”.
“In Italia – aggiunge Patrizia Rossi, responsabile Agricoltura LIPU-BirdLife Italia - in gran parte delle nostre regioni, la condizionalità permette di ripetere per anni la monocoltura di cereali sullo stesso appezzamento, creando paesaggi monotoni e danneggiando suolo e biodiversità. La positiva norma sui terreni a riposo è ridimensionata dalle numerose deroghe previste. E’ permessa persino la bruciatura delle stoppie, nonostante i gravi problemi di incendi che affliggono periodicamente l’Italia e l’impatto devastante sull’accumulo di carbonio nei suoli. Al contrario non si impedisce la conversione in campi arati dei prati e dei pascoli, veri scrigni di biodiversità.
“Oggi la condizionalità – prosegue Rossi – rappresenta un fardello burocratico per gli agricoltori con scarsi effetti positivi nei confronti dell’ambiente e dei consumatori: le rigidissime norme sulle etichette auricolari degli animali, ad esempio, penalizzano i metodi di allevamento all’aperto così importanti per l’economia delle aree svantaggiate, l’ambiente, la salute degli animali e la qualità dei prodotti.
Così non va – conclude - occorre una profonda riforma della PAC e ci impegneremo a fondo affinché si produca un cambiamento a partire dal 2014”.

“E’ disarmante constatare che non siamo in grado di dare sostegno all’agricoltura sostenibile, mentre stiamo letteralmente finanziando danni ambientali – conclude Luigi Boccaccio della RSPB (Royal society for the protection of Birds), coordinatore dello studio – Una riforma della Politica Agricola Comune è necessaria e urgente, al fine di conciliare questa spesa pubblica con i bisogni e le aspettative della società”



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