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40.000 FIRME RACCOLTE CONTRO LA CACCIA IN DEROGA AI PICCOLI UCCELLI PROTETTI. LIPU: “VERSO LE 100MILA FIRME, POI SI CANCELLI DAL TERRITORIO NAZIONALE QUESTA PRATICA INGIUSTIFICATA”

20/12/2007

Ogni anno un milione di storni, fringuelli e peppole è vittima delle deroghe . Sono 40mila le firme raccolte finora dalla LIPU-BirdLife Italia contro la caccia in deroga ai piccoli uccelli protetti, 10mila delle quali online nel sito www.lipu.it. La campagna LIPU, avviata nello scorso mese di settembre, giunge così a metà del suo percorso: l’obiettivoè quello di raccogliere almeno 100mila firme entro l’estate 2008, per poi chiedere a Governo e Parlamento, ma anche a Regioni e Province autonome, di cancellare dal territorio nazionale la caccia ai piccoli uccelli, che colpisce specie protette come storni, fringuelli e peppole, abbattuti fino a un milione ogni anno in Italia per motivi ludici. Le deroghe “per divertimento”, previste dall’articolo 9.1.c della Direttiva comunitaria “Uccelli”, sono quelle non dettate da ragioni di sicurezza, salute pubblica o danni alle colture, da ragioni puramente ludiche e non dettate da reali “necessità”. Nella stagione venatoria in corso si caccia in deroga per puro divertimento in Veneto (storno, peppola e fringuello) e Lombardia (peppole e fringuelli) ma in quella passata anche altre regioni si sono distinte per aver concesso questo tipo di deroga. “Questa tipologia di caccia in deroga – dichiara Elena D’Andrea, Direttore Generale LIPU-BirdLife Italia – è anacronistica e ingiustificata, e viene effettuata in violazione della Direttiva comunitaria. Infatti, anziché ‘piccole quantità’, come previsto dalla legge, vengono uccisi ogni anno nel nostro Paese almeno un milione di piccoli uccelli, spesso più minuti della stessa cartuccia che li uccide”. L’Unione Europea ha aperto nel 2006 una procedura d’infrazione contro l’Italia, in particolare contro 12 regioni, contestando l’uso costante e smisurato dello strumento delle deroghe, che da situazione eccezionale– attivabile in casi speciali e attraverso procedure rigorose - siè trasformata in quello che la Commissione Europea ha definito “una sorta di regime semipermanente di caccia agli uccelli rispetto ai quali la cacciaè vietata”. Detto in altri termini, un trucco per cacciare di più. Ma un trucco che, in caso di condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia europea, potrebbe costare molto caro alle tasche dei contribuenti italiani: la sanzione potrebbe raggiungere infatti alcune decine di milioni di euro.



Ufficio stampa LIPU Birdlife Italia
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