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INFLUENZA AVIARIA: COMUNICATO STAMPA DI BIRDLIFE INTERNATIONAL E' possibile affermare che le pratiche di allevamento che definiamo "ad alto rischio" siano la causa del diffondersi del virus dell'aviaria?

20/01/2006

Negli ultimi mesi stato scritto molto riguardo al ruolo degli uccelli selvatici nella diffusione del virus conosciuto come H5N1. Ma vi un'evidente insufficienza di informazioni nel supportare queste affermazioni. Decine di migliaia di uccelli selvatici apparentemente sani sono stati sottoposti al test dell'H5N1 negli ultimi dieci giorni. Secondo la FAO, "al momento i test somministrati ad uccelli migratori sani in paesi infetti non hanno prodotto alcun risultato positivo al H5N1". E' possibile attribuire agli uccelli selvatici la diffusione del H5N1, esploso in origine in Cina, verso i paesi occidentali? "Nessuna specie migra dal Qinghai, Cina, verso l'Europa orientale - dice Richard Thomas, Responsabile Comunicazione di BirdLife International - Tracciata la mappa della diffusione del virus vediamo come questa segua maggiormente le rotte stradali con traiettorie dritte e non le vie aeree, e l'assenza di epidemie in Africa, Sud e Sud-Est Asia e l'Asia australe in questo autunno difficile da spiegare, se si vuole incolpare gli uccelli come principale causa di diffusione del virus". Esistono altri metodi di trasmissione plausibili? Lo spostamento di pollame infetto e dei prodotti derivanti da quest'ultimo potrebbe essere causa di diffusione. La Corea del Sud e il Giappone sono due paesi che hanno sofferto il propagarsi delle epidemie del H5N1 attraverso l'importazione di carne d'anatra infetta. Entrambi i paesi hanno cercato di annientare il virus eliminando il pollame infetto intorno alle aree contaminate, e imposto severi controlli sui polli e la carne di pollo importata. "Nessuno dei due paesi ha sofferto la ricomparsa del virus di fronte alla presenza, ogni autunno, di centinaia di migliaia di uccelli selvatici migratori," ha detto Richard Thomas. L'esperienza degli Stati Uniti negli anni '80, con i controlli sulla diffusione del H5N2 - una tipologia dell'influenza aviaria non trasmissibile alle persone - sui polli domestici stata rilevante. Un resoconto trovato dice: "La trasmissione del virus stata possibile e si verificata attraverso gli spostamenti di uccelli vivi e morti, apparecchiature contaminate e veicoli, uova contaminate, cibo, acqua, e attraverso vettori del virus come insetti e uomini. Infatti, qualsiasi vettore dell'influenza entrato in contatto con concime infetto stato capace di trasmettere il virus. stato notevolmente semplice isolare il virus ovunque e da qualsiasi oggetto inanimato trovato in allevamenti di pollame contaminato". Epidemie negli allevamenti industriali di pesce in Qinghai (Cina), Romania e Croazia sembrano essere significative. L'utilizzo degli escrementi dei polli come mangime negli allevamenti di pesce sembra essere molto diffuso nell'Est e nel Sud-Est Asia e in Kazakhstan, nella Russia meridionale, e inoltre pi a Ovest in Ucraina, Moldova e in parecchi Paesi dell'Europa centrale e orientale. Durante la conferenza della FAO, WHO (World Health Organisation) e OIE (World Organisation for Animal Health) che si tenuta nel luglio del 2005, stato affermato: "Nell'allevamento del pollame, le pratiche produttive ad alto rischio includono l'allevamento di molteplici specie di animali, inclusi polli e uccelli acquatici, che convivono all'interno di un'unica fabbrica; l'utilizzo di polli come mangime per pesci; l'utilizzo degli escrementi di polli non sottoposti a controlli sanitari come fertilizzante o mangime per il bestiame." L'avviso corrente sul sito della FAO avverte: "L'alimentazione derivante da concime di pollo o rifiuti dei polli dovrebbe essere proibita nei paesi affetti (o a rischio) dal virus dell'aviaria, anche se correttamente composto, inscatolato o essiccato con trattamenti di calore". Produzione e spostamenti di fertilizzanti e cibo, nei quali il virus rimane infettivo, potrebbero causare il dilagare del virus in territori lontani. "Il caso montato contro gli uccelli selvatici risulta dunque inconsistente. Pochi disapproverebbero che una migliore bio-sicurezza sia la chiave per evitare la diffusione del virus" conclude Richard Thomas di BirdLife International



LIPU
andrea.mazza@lipu.it
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