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CACCIA E INCENDI: DAL GOVERNO PRIMO SEGNALE IMPORTANTE MA SERVONO PASSI IN PIU’. “ANIMALI SELVATICI FORTEMENTE PROVATI. NECESSARIO, COME CHIESTO DAL MINISTRO DELL’AMBIENTE, POSTICIPARE LA STAGIONE VENATORIA”.

04/09/2007

Subito le zone incendiate nei piani paesistici.Un primo doppio segnale importante giunge dal vertice di stamattina tra Governo e Regioni, in cui è stata decisa l’adozione di un’ordinanza che porta alla reale applicazione del divieto di caccia nelle zone incendiate nonché alla sua estensione a quelle limitrofe. “E’ un primo risultato, seppure doppiamente positivo –sostengono le associazioni- perché da un lato con esso si sblocca l’azione su mappatura e accatastamento delle zone incendiate, facendo in modo che in esse si applichino quei divieti che, a cominciare dal divieto di caccia, seppure previsti dalla legge sono molto spesso ignorati; e dall’altro si assume finalmente come degna di attenzione una delle gravi conseguenze degli incendi: i danni alla fauna selvatica. L’estensione del divieto di caccia a zone più ampie di quelle bruciate può rappresentare un notevole giovamento ad animali fortemente provati dai gravi fatti delle ultime settimane”. “E tuttavia su questo -insistono le associazioni- occorre fare molto di più. Gli incendi hanno causato danni che al momento è impossibile quantificare ma che sono sicuramente di straordinario rilievo qualitativo. Molti animali hanno perso l’habitat, i siti di allevamento della prole, i luoghi dove alimentarsi o nascondersi. Come se non bastasse, nei prossimi giorni questi animali saranno sottoposti ad un’ulteriore pressione quale quella della caccia. Sospendere le residue preaperture, posticipare l’avvio della stagione nelle regioni più colpite, come opportunamente chiesto dal Ministro dell’Ambiente, e adottare una moratoria in Sicilia e Campania, zone in cui la natura è stata messa in ginocchio dal fuoco, sono azioni doverose che il Governo e le regioni non possono esimersi dal compiere”. “Le Regioni inoltre -concludono le associazioni- inseriscano subito le aree incendiate nel contesto dei piani paesistici, integrandone la disciplina e dunque predisponendo, in tal modo, un ulteriore strumento di tutela territoriale rispetto alle mire speculative di chi, degli incendi, ha fatto e continua a fare un vero e proprio business”.



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