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DEROGA A CACCIARE LO STORNO, LIPU: LA REGIONE LAZIO CEDE ALLE PRESSIONI DEI CACCIATORI. Irrisorie le richieste di danni all’agricoltura avanzate alle province laziali. “Siamo in presenza di numerose infrazioni della direttiva. Così si rischia una nuova procedura”.

15/09/2008

“La deroga a cacciare lo Storno, decisa oggi dalla Giunta regionale con il solo voto contrario dell’Assessore all’Ambiente, è una concessione alle pressioni delle associazioni venatorie il cui intento, più che la prevenzione dei danni alle colture agricole, è la caccia allo Storno in sé”. E’ il commento della LIPU alla decisione assunta oggi, dalla regione Lazio, di permettere per quasi due mesi l’abbattimento di storni nel territorio regionale, in deroga al divieto di prelievo di questa specie stabilita dalla legge nazionale e dalla direttiva europea. “La regione –nota la LIPU- si è basata sul parere INFS e tuttavia, a nostro avviso, lo ha evidentemente disatteso. L’INFS ha infatti ricordato la necessità che la deroga rispetti una serie di requisiti formali ma, soprattutto, la necessità che esista il presupposto fondante per concedere questo genere di deroghe: i gravi e dimostrati danni alle colture. Ebbene: dove sono riscontrabili questi gravi danni? La provincia di Rieti non ne ha lamentato alcuno; la provincia di Viterbo non ha lamentato alcuno; la provincia di Frosinone ha lamentato danni per 15.548 euro e quella di Roma ha ricevuto alcune richieste per circa 20.000 euro di danni (appena il 14% dei danni complessivi da fauna). Siamo di fronte, dunque, ad una evidente discrepanza tra quanto astrattamente affermato e l’effettività dimostrata delle cose. “Senza peraltro considerare – nota ancora la LIPU- che l’Osservatorio Faunistico Regionale ha concesso il proprio parere “manifestando la limitatezza degli strumenti conoscitivi sull’entità e la localizzazione dei danni arrecati dalla specie storno alle colture agrarie”, e che il Comitato Tecnico Permanente dello stesso Osservatorio ha rilevato “di non avere a propria disposizione, né di aver ricevuto, dati di riferimento sui trend dei danni e delle presenze dello storno” e quindi “di non avere gli strumenti conoscitivi per poter esprimere il proprio ruolo di supporto tecnico scientifico in merito al prelievo dello storno”. Si tratta dunque di una decisione assunta in chiara assenza ovvero non dimostrazione del presupposto fondamentale della deroga; così come del tutto inesplorato risulta il campo delle soluzioni alternative a quella venatoria, anch’esse considerate elemento prioritario della direttiva europea. Insomma, tante sostanziali violazioni della direttiva, che rischiano di attivare un nuovo contenzioso da parte dell’Europa, nei confronti di un Paese come l’Italia già oggi sotto varie procedure sulla stessa materia. “Dobbiamo dunque evidenziare -conclude la nota della LIPU- lo spiacevole passo falso di una regione che pure sta operando con grande attenzione sul fronte della conservazione della biodiversità. Bene, in tal senso, il voto contrario dell’Assessore Zaratti, che pur non è bastato. Ma dobbiamo anche notare come questa vicenda sia la dimostrazione, una volta ancora, che quella dello storno è una questione tutta interna al mondo venatorio, perché figlia del desiderio di riportare questa specie tra quelle cacciabili, utilizzando l’espediente, spesso scorretto e non fondato, dell’agricoltura danneggiata”.



LIPU
andrea.mazza@lipu.it
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