BRACCONAGGIO AL FALCO PECCHIAIOLO: IL CORPO FORESTALE DELLO STATO E INDISPENSABILE PER PREVENIRE E REPRIMERE I REATI. LIPU A IL GIORNALE: SENZA VIGILANZA OLTRE 20MILA RAPACI A RISCHIO BRACCONAGGIO OGNI ANNO SULLO STRETTO DI MESSINA
Senza lintervento ogni anno del Corpo Forestale dello Stato sul versante
calabrese dello Stretto di Messina i 20mila rapaci in migrazione tra aprile
e maggio sarebbero a rischio di abbattimento da parte di migliaia di
bracconieri. E la risposta della LIPU-BirdLife Italia a un articolo
apparso oggi su Il Giornale nel quale viene presentato come uno spreco di
denaro pubblico le risorse che lo Stato investe ogni anno in uomini e mezzi
per prevenire e reprimere i numerosi reati ai danni dei rapaci in
migrazione, in particolare del Falco pecchiaiolo.
Lo Stretto di Messina precisa la LIPU è uno dei siti più importanti
dellintero bacino del Mediterraneo grazie al passaggio, tra aprile e
maggio, di oltre 16mila esemplari di Falco pecchiaiolo cui si aggiungono 800
di Falco di palude e 660 esemplari di Nibbio bruno e altre migliaia di
uccelli appartenenti ad altre specie di rapaci. I rapaci sono protetti fin
dal 1977 con la legge nazionale n. 968 e dal 1979, a livello comunitario,
grazie alla Direttiva Uccelli, e dunque qualsiasi atto di violenza nei
loro confronti è da ritenersi illegale.
Negli ultimi 25 anni dichiara Elena DAndrea, Direttore Generale LIPU
il bracconaggio al Falco pecchiaolo, grazie allintervento delle
associazioni e del Corpo Forestale dello Stato, si è fortemente ridotto ma
ancora non è stato eliminato. Ma se un domani lo Stato non inviasse più in
Calabria gli agenti del Corpo Forestale dello Stato prosegue DAndrea -
saremmo costretti a fronteggiare di nuovo gravissime stragi di rapaci.
LItalia ha una grandissima responsabilità a livello internazionale nella
protezione di questo immenso e prezioso patrimonio naturalistico, ed è
giusto che lo Stato investa una parte di risorse per proteggerlo
adeguatamente.
Un altro problema che aggrava la situazione del bracconaggio a specie
protette sottolinea la LIPU è quello delle sanzioni: ormai il
bracconaggio è un reato contravvenzionale. Chi uccide unAquila reale, per
esempio, può chiedere al giudice di essere ammesso al pagamento di
unoblazione e se la cava con una semplice multa di poche centinaia di euro.
I controlli attuali vanno mantenuti prosegue la LIPU - ma occorre anche
modificare la legge, prevedendo pene più severe per chi uccide specie
protette. Nel caso della Calabria prosegue DAndrea abbiamo a che fare
con credenze e tradizioni anacronistiche. Dobbiamo dunque affianacare ad
azioni repressive un intervento culturale. Solo così sarà possibili un
ripristino definitivo della legalità.
Va infine sottolineato conclude la LIPU - che spesso a Reggio Calabria il
Corpo Forestale dello Stato si trova costretto a fronteggiare criminali
pronti a tutto, i quali utilizzano armi rapinate ai cacciatori nel corso
della stagione regolare di caccia, dopo averle nascoste in campagna, con la
matricola cancellata, in attesa del passaggio dei falchi
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