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CACCIA, LE ASSOCIAZIONI: GRAVI INESATTEZZE DAL PRESIDENTE FINI. SI PENSI
PIUTTOSTO AL BRACCONAGGIO E ALLE PROCEDURE DI INFRAZIONE.
06 DIC 2007
Non possiamo che far notare almeno alcune delle gravi inesattezze tecniche,
scientifiche e giuridiche contenute nellintervista al Presidente Gianfranco
Fini sulla questione caccia in Italia.
E quanto affermano Animalisti Italiani, ENPA, Legambiente e LIPU in una
nota congiunta in risposta alle dichiarazioni del Presidente di Alleanza
nazionale apparse su una rivista venatoria e ripresa oggi dalle agenzie. LItalia ha un calendario venatorio di ben 5 mesi, che va dallinizio di
Settembre, con le preaperture della caccia, fino alla fine di gennaio.
Inoltre, in Italia si cacciano tutte le specie consentite dalla Direttiva
europea (ad eccezione delle oche), per un totale di 46. Ciò fa dellItalia
il secondo o terzo Paese in Europa per numero di specie cacciabili e, in
generale, permissività delle regole a favore dellattività venatoria.
Senza considerare i gravi problemi di infrazione che in tal senso vive il
nostro Paese e che ha portato lUnione europea ad attivare contro lItalia
pesanti procedure, per troppa caccia o per cattiva caccia. Lultima
delle quali, è bene ricordarlo, è articolata in quasi 70 contestazioni e ha
visto come destinatario proprio il Presidente Fini, nella primavera del
2006, in quanto Ministro degli Esteri. Una procedura che non senza fatica
lattuale Governo sta cercando di risolvere positivamente, evitando agli
italiani multe da milioni e milioni di euro.
Tuttavia le dichiarazioni di Fini non manifestano soltanto una
disattenzione tecnica ma anche una notevole inopportunità politica e
culturale, tenuto conto del fatto che solo due anni fa, con il passato
Governo, il tentativo condotto dallallora maggioranza di modificare e
snaturare la legge quadro sulla caccia è totalmente naufragato per manifesta
infondatezza scientifica e giuridica e per lopposizione della stragrande
maggioranza degli italiani. Riproporre quella strada significa dunque
sbandierare unillusione e scivolare nella mera propaganda, piuttosto che
affrontare il problema caccia per i versi giusti, tra cui una seria lotta al
bracconaggio, una maggiore conoscenza dei processi, una corrispondenza del
nostro Paese alle regole, alle convenzioni e agli obiettivi internazionali.
Per tutte queste ragioni concludono le associazioni - ci riserviamo
qualche dubbio che le cose dette dal Presidente Fini siano realmente quelle
che il Presidente Fini pensa. E, nel caso tale dubbio sia fondato, ci
permettiamo allora di consigliare, al Presidente Fini, una maggiore
attenzione ai cattivi consiglieri e agli informatori poco informati ma molto
interessati.
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