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IL CAMBIAMENTO CLIMATICO MINACCIA GLI UCCELLI. UN AUMENTO DI TRE GRADI METTERA A RISCHIO ESTINZIONE IN EUROPA 120 SPECIE.
IN ITALIA POTREBBERO SCOMPARIRNE 15 TRA CUI PERNICE SARDA, GABBIANO CORSO E
AIRONE BIANCO MAGGIORE. LIPU: SCENARIO PREOCCUPANTE, URGENTE RAFFORZARE LE
AREE PROTETTE E RETE NATURA 2000.
Esce oggi il primo atlante climatico al mondo, realizzato dallUniversità di
Durham, dalla RSPB (Royal Society for the Protection of Birds) in
collaborazione con BirdLife International
15 GEN 2008
Un aumento delle temperature pari a tre gradi potrebbe produrre gravi danni
agli uccelli selvatici in Europa e rischi di estinzione per ben 120 specie
entro la fine del ventunesimo secolo. Nel complesso, gli areali di
riproduzione (ossia le aree geografiche dove vive e si riproduce una specie)
di un elevato numero di specie si sposteranno a fine secolo in media,
rispetto a oggi, di 550 chilometri verso Nord-est e si ridurranno in
estensione del 20 per cento.
Esce oggi lAtlante climatico degli uccelli nidificanti in Europa (Climatic
Atlas of European Breeding Birds), realizzato dallUniversità di Durham e
dalla RSPB (Royal Society for the Protection of Birds) in collaborazione con
BirdLife International, la rete di associazioni che difendono gli uccelli
(LIPU in Italia). Si tratta del primo atlante al mondo che studia gli
impatti potenziali dei cambiamenti climatici sulla distribuzione degli
uccelli selvatici in Europa.
EUROPA - Il mutamento delle condizioni climatiche che si verificherà durante
il 21° secolo costringerà molte specie a spostarsi in nuove e più limitate
aree e, per alcune di esse, tra le 115 e le 120 specie, un quarto delle 461
prese in considerazione dallAtlante, i rischi di estinzione saranno molto
elevati. A causa di tale spostamento verso Nord-est, le aree con la maggior
ricchezza complessiva in Europa nel periodo 2070-2099 slitteranno verso i
Paesi più nordici: lIslanda, la Norvegia, la Svezia o la Finlandia avranno
più specie in media di quelle attuali rispetto ai Paesi più meridionali
(Spagna, Grecia, Italia, Francia).
Per alcune specie, il futuro areale non si sovrapporrà allattuale (in media
areale attuale e futuro corrisponderanno per un 40%, ma per alcune sarà pari
a zero), e questa perdita di habitat idoneo colpirà in particolare le specie
di uccelli artiche, sub-artiche, iberiche. Lareale distributivo delle
specie considerate risulterà inferiore allattuale in media dell80 per
cento.
Altre specie particolarmente colpite saranno quelle a distribuzione limitata
o molto limitata (endemiche), come per esempio il Canapino asiatico, il
Canarino, il Verzellino fronte rossa, il Picchio muratore corso, il Gallo
cedrone del Caspio, il Crociere di scozia, la Pispola di Berthelot. Il cambiamento climatico incrementerà il rischio di estinzione anche per
specie come la Magnanina e la Pernice bianca nordica.
ITALIA - Anche in Italia i cambiamenti climatici porteranno uno
sconvolgimento: rischi di estinzione o di restringimento dellareale
riproduttivo investiranno il 60% delle specie nidificanti nella penisola.
Quindici specie sulle 262 esaminate in Italia rischieranno lestinzione, tra
cui lAirone bianco maggiore, il Gabbiano corso, il Picchio dorsobianco, la
Pernice sarda, lUccello delle tempeste e alcune specie di mignattino. 141
specie subiranno una contrazione dellareale riproduttivo. Solo il 22% delle
specie italiane risulteranno stabili o in aumento, mentre 19 specie verranno
a nidificare per la prima volta in Italia, provenienti da Spagna (12) o
Grecia (7), tra le quali lAquila imperiale spagnola, il Nibbio bianco,
lUsignolo dAfrica e la Gazza azzurra.
Lo scenario è molto preoccupante sottolinea Marco Gustin, responsabile
Specie e Ricerca LIPU-BirdLife Italia Oltre la metà delle specie
nidificanti in Italia subiranno un declino e alcune si estingueranno. Per
molte di esse ci sarà una riduzione netta del proprio areale di
riproduzione. Senza dimenticare che vi sono altri fattori altrettanto
importanti quali la distruzione dellhabitat e la modificazione della
vegetazione che se venissero considerati porterebbero senzaltro a
previsioni peggiori di questa.
<<A questo punto aggiunge Claudio Celada, Direttore Area Conservazione
Natura LIPU-BirdLife Italia è urgente intensificare gli sforzi di
conservazione della biodiversità e rafforzare le aree protette e la Rete
Natura 2000, la rete di siti finalizzata alla conservazione della
biodiversità dellUnione Europea. Questi siti devono essere meglio protetti,
gestiti e connessi tra di loro in modo da contenere gli effetti dei
cambiamenti climatici sulla distribuzione delle specie>>. <<Allo stesso
tempo conclude - il territorio che non è incluso allinterno di Rete
Natura 2000 deve diventare più permeabile ai movimenti delle specie fornendo
habitat di alta qualità ambientale. Occorre infine fermare il consumo di
territorio e garantire politiche più sostenibili>>.
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